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Legge di Bilancio 2026: cosa cambia per TFR e fondi pensione

09 febbraio 2026

La nuova Legge di Bilancio introduce, a partire dal 2026, alcune novità che toccano da vicino chi lavora e chi ha aderito – o sta pensando di aderire – alla previdenza complementare.

Le aree interessate sono due: la gestione del TFR non destinato ai fondi pensione e la fiscalità dei contributi versati alla pensione integrativa.

TFR: più versamenti verso la Tesoreria INPS

Fino al 2025 il meccanismo era legato a un riferimento fisso: contava quanti dipendenti aveva l’azienda nel 2006 (o nell’anno di fondazione). Se superava la soglia dei 50 addetti, il TFR non destinato alla previdenza complementare veniva conferito al Fondo di Tesoreria INPS; altrimenti poteva restare in azienda.

Dal TFR maturato a partire dal 2026 il criterio cambia. Non si guarda più al passato remoto, ma alla media annua dei dipendenti dell’anno precedente. Su questa base vengono fissate soglie progressive: nel biennio 2026–2027 l’obbligo scatterà per le aziende con almeno 60 dipendenti, tra il 2028 e il 2031 per quelle con almeno 50, e dal 2032 in poi per le imprese con almeno 40 lavoratori.

Il risultato è semplice da leggere: una quota più ampia di TFR “non scelto”, cioè non indirizzato a un fondo pensione, verrà spostata dall’azienda verso la Tesoreria INPS. Per il lavoratore questo ha una conseguenza importante: una volta che il TFR è confluito all’INPS, non può più essere trasferito retroattivamente a un fondo pensione. La scelta previdenziale resta possibile, ma solo sul TFR che maturerà in futuro.

Nelle imprese che restano sotto le soglie, il TFR può invece continuare a restare in azienda. In questi casi, con l’accordo del datore di lavoro, sarà ancora possibile conferire a Fondo Byblos anche il TFR già maturato, trattandolo come TFR pregresso. Questo rende la decisione sul TFR ancora più strategica: decidere prima dove destinarlo può evitare di perdere occasioni di costruire il proprio secondo pilastro pensionistico.

Deducibilità: un tetto leggermente più alto

La Legge di Bilancio interviene anche su un aspetto molto concreto della previdenza complementare: la deducibilità fiscale dei contributi.

Dal periodo d’imposta 2026, il limite annuo di importi deducibili sale da 5.164,57 euro a 5.300 euro. Il nuovo tetto vale sia per i contributi volontari versati dal lavoratore sia per quelli ordinari (lavoratore e datore di lavoro insieme). Il TFR, invece, continua a restare escluso da questo conteggio.

Dire che un versamento è “deducibile” significa che quella somma viene sottratta dalla base imponibile: in altre parole, su quella parte di reddito non si pagano imposte. L’effetto concreto dipende dall’aliquota Irpef applicata: più è alta l’aliquota marginale, maggiore può essere il risparmio fiscale. Per poter utilizzare questo vantaggio, però, serve la cosiddetta capienza fiscale, cioè un reddito imponibile dal quale sia effettivamente possibile “togliere” i versamenti previdenziali. Alcuni regimi agevolati, come la flat tax per gli autonomi, non permettono sempre di sfruttare questo beneficio e vanno valutati con attenzione caso per caso.

Rimane inoltre confermata la deduzione maggiorata per i lavoratori di prima occupazione dopo il 2006: nei 20 anni successivi al quinto anno di adesione a un fondo pensione è possibile disporre di uno spazio fiscale più ampio rispetto al limite standard, offrendo ai più giovani un orizzonte di tempo lungo per sfruttare al meglio lo strumento.

Che impatto ha per chi guarda a Byblos

Per chi è già iscritto a Fondo Pensione Byblos, o sta valutando se aderire, queste novità spostano ancora di più l’attenzione su due scelte chiave: dove destinare il TFR e quanto utilizzare la deducibilità fiscale.

Da un lato, il progressivo ampliamento delle aziende obbligate a conferire il TFR alla Tesoreria INPS riduce lo spazio per ripensarci in futuro sul TFR passato: se non si sceglie la previdenza complementare in tempo, una parte della liquidazione potrebbe non essere più trasferibile a un fondo. Dall’altro, il leggero aumento del tetto di deducibilità e la conferma delle agevolazioni per i lavoratori di prima occupazione rafforzano il ruolo della previdenza complementare come strumento in grado di unire risparmio di lungo periodo e vantaggi fiscali.

Ogni situazione è diversa: contratto, anzianità, regime fiscale, progetti personali e familiari. Per questo, oltre alle informazioni generali, è utile confrontarsi con il sindacato, l’ufficio HR, un CAF o un consulente fiscale, e – quando si parla di previdenza complementare – con i canali ufficiali di Byblos, per leggere queste novità alla luce del proprio percorso lavorativo.

L’obiettivo del Fondo resta lo stesso: aiutarti a trasformare norme e numeri in scelte comprensibili, sostenibili e coerenti con il futuro che vuoi costruire.

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